I Titoli dell’Apparizione

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                                              (Statua della Vergine della Riconciliazione)

MEDIATRICE DI GRAZIE: La Madonna nei messaggi dati a Mario sottolinea l’importanza della Sua mediazione materna presso il Figlio Divino, cosi come appare chiaramente alle Nozze di Cana. La mediazione di Maria è una mediazione esclusivamente materna in una direzione altruistica: la Madre intimamente unita all’offerta redentrice di Cristo stesso per la salvezza di tutti, ricevendone la missione di cooperazione materna alla diffusione della grazia che redime. E’ la maternità che offre alla mediazione della Vergine Maria il suo significato e il suo valore pieno. E’ chiaro che la mediazione di Maria si pone su un altro piano rispetto all’unica e inimitabile mediazione di Cristo, l’Unico Mediatore tra Dio e l’uomo e “che nessuno può andare al Padre se non per mezzo di Lui”. (Giovanni 14:6) di conseguenza il termine Mediatore attribuito a Gesù è unico, al contrario il termine Mediatrice, attribuito alla Vergine, è subordinato e relativo, come partecipazione all’unica mediazione di Cristo. Tali concetti il Concilio Vaticano II li espone con chiarezza: “L’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte. E questa funzione subordinata di Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, continuamente la sperimenta e raccomanda all’amore nei fedeli perché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più intimamente congiunti col Mediatore  e Salvatore” (Lumen Gentium, 62). Maria, l’Ancella del Signore che, piena di Spirito Santo, intercede a favore del mondo malato, affinché sia colmato di grazia, pace, benedizione; rigenerandosi in Cristo sotto la Sua guida materna. Tale  mediazione materna di Maria ha tre aspetti costitutivi e indivisibili: mediazione di redenzione (Corredentrice), mediazione per le grazie che ci ottiene (Dispensatrice), mediazione di difesa e di ausilio (Avvocata dell’umanità). Ella è costituita Mediatrice dal Signore stesso per cooperare alla redenzione. Col Suo sì a Dio, l’opera della redenzione ebbe inizio. E’ Mediatrice di grazie essendo la Corredentrice, quindi la Sua mediazione è frutto dell’essere Corredentrice del Cristo Suo Figlio. E’ la Donna vestita di sole, che con il Figlio schiaccerà la testa del serpente. (Gn 3:15 ). La Beata Madre “difatti, assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la Beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice“ (LG 62). Maria SS.ma, in effetti, è Mediatrice materna, quale Madre del Verbo Incarnato e Madre nostra; costituita  Mediatrice di redenzione, ossia Corredentrice universale; costituita Mediatrice di grazia, ossia Dispensatrice di ogni grazia, Mediatrice di difesa e di soccorso, ossia Avvocata protettrice dei figli. Questa ripartizione in tre aspetti della Mediazione mariana consente di cogliere anche i contenuti più riposti e i risvolti più particolari di questo ineffabile mistero mariano, che ci riguarda tutti e singoli da vicino, senza che, forse, ci si renda conto della sua primaria importanza. Fondamentalmente è vero; il mistero della mediazione materna di Maria nei riguardi dell’umanità ha due dimensioni di base: la corredenzione e la mediazione delle grazie, che si estendono, poi, alla protezione e difesa da parte dell’Avvocata del popolo di Dio, vera Avvocata delle membra del Corpo Mistico di Cristo. Maria SS.ma Avvocata dei redenti sta ad esprimere la dinamica della Mediazione materna delle grazie nei suoi aspetti più concreti ex parte populi, ossia negli aspetti esistenziali delle  lotte e dei travagli che gli uomini debbono affrontare di giorno in giorno lungo il cammino della salvezza. Perché Maria SS.ma – possiamo chiederci – è la Mediatrice di ogni grazia? In forza di che cosa, di quale titolo Ella è costituita Mediatrice delle grazie di cui gli uomini abbisognano negli inevitabili dolori e travagli dell’esistenza? Maria SS.ma è la Mediatrice di tutte le grazie perché è l’Immacolata, ossia la «Piena  di grazia» (Lc 1:28) e dalla sua “pienezza” di grazia sgorga ogni grazia per noi, ad immagine dell’acquedotto che è pieno di acqua sorgiva da distribuire a tutti. Si risponde, inoltre, che Maria SS.ma è la Mediatrice di tutte le grazie perché è la Sposa dello Spirito Santo, a Lui indissolubilmente unita nell’amministrazione ed elargizione di tutto il tesoro della grazia. Si risponde, ancora più, che Maria SS.ma è Mediatrice di tutte le grazie perché è la Madre universale che si prende cura di tutti i figli, distribuendo le grazie per i loro bisogni spirituali e materiali. Maria SS.ma è Mediatrice delle grazie perché è la Corredentrice universale. Proprio perché è stata la Corredentrice, infatti, cooperando direttamente alla Redenzione universale con le Sue indicibili sofferenze immerse in quelle del Figlio Redentore, in dipendenza totale da Lui, proprio per questo Maria SS.ma è anche la Mediatrice di tutte le grazie. In parole ancora più semplici forse  si può dire che la scaturigine del possesso e della distribuzione di ogni grazia deriva in Maria SS.ma dall’offerta e dal merito delle sofferenze con cui ha cooperato con Cristo all’ acquisto stesso delle grazie della Redenzione universale da distribuire ad ogni singola anima da salvare. Unita e subordinata in toto al Redentore, Maria SS.ma ha sofferto e meritato nella cooperazione attiva e immediata al farsi della Redenzione universale: e ciò costituisce il titulus exigitivus della Mediazione universale di ogni grazia. Maria SS.ma, cioè, non ha soltanto ricevuto le grazie dal Figlio per distribuirle agli uomini come Mediatrice, ma è diventata proprio Lei la Mediatrice di tutte le grazie perché ha acquistato- in  Cristo, con Cristo e per Cristo Redentore le grazie della salvezza e santificazione universale con le sue materne sofferenze associate a quelle del Figlio nell’operare la Redenzione della povera umanità posta «nell’ombra della morte»(Lc 1:79). La Corredenzione, quindi, è il più radicale “titulus exigitivus” per cui l’Immacolata «Piena di grazia» (Lc 1:28), la Sposa dello Spirito Santo, la divina Madre Maria è la Mediatrice di tutte le grazie da donare ai redenti. Basti qui solo un testo luminoso del magistero pontificio che conferma questa verità claris verbis. Il Papa San Pio X, nell’Enciclica Ad diem illum, insegna espressamente così: «Ex hac autem Mariam inter et Christum communione dolorum ac voluntatis promeruit Illa ut Reparatrix perditi orbis dignissime fieret atque ideo universorum munerum dispensatrix». Qui appare evidente che Maria Riparatrice è legata alla Redenzione in atto primo, ossia al farsi della Redenzione,  mentre Maria Dispensatric è legata alla Redenzione in atto secondo, ossia alla distribuzione o applicazione delle grazie ai singoli uomini. L’una e l’altra -la Riparatrice e la Dispensatrice – sono in rapporto causale fra loro, ossia, se Maria SS.ma è Riparatrice, proprio per questo (atque ideo) è Dispensatrice: la riparazione, quindi, è titulus exigitivus della dispensazione delle grazie.

REGINA E MADRE DELLA SPERANZA: E’ l’Appellativo scelto dalla Madonna per rivelarci Cristo, Speranza che non muore. La virtù della speranza è la chiave di lettura per i nostri tempi di decadenza spirituale; la Signora ci invita a sperare in Cristo Gesù, l’Unica Vera Speranza, che ci dona la forza di superare le prove più dure dell’esistenza con la convinzione che l’eternità ci aspetta, se percorreremo la via delle virtù cristiane mediante la rinuncia del peccato. Con la speranza cristiana veniamo introdotti nella primavera dello Spirito Santo.
Nel capitolo 15 della Genesi, vi è scritto che “Abramo credette e gli fu computato a giustizia“. L’appoggiarsi incondizionato di Abramo alla promessa di Dio è la sua vera speranza, infatti San Paolo Apostolo nella Lettera ai Romani afferma: “Abramo credette sperando contro ogni speranza”. Abramo diviene di conseguenza il prototipo di colui che crede contro ogni umana speranza. Tra fede e speranza esiste quindi un legame inscindibile. La speranza nasce dalla fede e la speranza cristiana si basa sull’adesione al Risorto di conseguenza è cristologica; ma cosa si intende con il termine Regina? Perché la Madonna si presenta a Mario definendosi anche Regina? Con tale termine si desidera sottolineare la Sua regalità, infatti l’equivalente di tale termine è Signora. Lei l’ autentica Regina, predestinata dall’eternità, prefigurata dall’Arca custodita nella Tenda nell’Alleanza: interamente rivestita e coronata (Es 25:11) di oro purissimo, ammantata di splendore. E’ Lei il Trono veramente regale, sul quale il Signore degli eserciti, fa il suo ingresso glorioso, il Nuovo Tempio del Re delle genti che sostituisce l’antico, dove è possibile accostarsi al mistero di Dio. Il compito di regnare è il compito che Le viene affidato da subito: “Queste cose, Madre, annunciale a tutti… Per queste cose sii Regina.“ (Romani. Inno secondo del Natale 18). Regina alla destra del Re, coronata, dal sangue dell’Agnello sotto la Croce, partecipe alle sofferenze del Crocifisso. Lei Guida e Maestra detiene il primato nell’annuncio del Regno (è Regina Apostolorum) e presiede la preghiera d’invocazione dello Spirito di Dio (At 1:14). La venerazione che dimostriamo nei confronti della Madre del Re, garantiscono l’autenticità del nostro culto di adorazione al Dio Vivente. Sulla regalità di Maria l’Enciclica Ad Caeli Reginam (11 Ottobre 1954 ) è il testo magisteriale più importante: il Papa ne richiama i fondamenti teologici. “La Beatissima Vergine è Regina non solo perché è Madre di Dio, ma anche perché, quale Nuova Eva, è stata associata al Nuovo Adamo”. l Suo potere nell’elargizione delle grazie è quasi immenso. Nel capitolo 8 della Lumen Gentium, il Concilio, inquadra il titolo Universorum Regina, nella prospettiva della glorificazione della Vergine -Madre e della più piena conformazione al Figlio (LG 59). La Redemptoris Mater, al numero 41, legge la regalità della Vergine alla luce del Magnificat:“Maria è diventata la prima tra coloro che, servendo il Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducono i loro fratelli al Re, servire al quale è regnare” (LG 36). La gloria di servire non cessa di essere la sua esaltazione regale: “Assunta in cielo, Ella non termina quel Suo servizio salvifico, in cui si esprime la mediazione materna, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti” (LG 62). La regalità di Nostra Signora è soprannaturale per carattere, perché la Madonna è la prima e la più alta delle creature di Dio. Non è la prima nell’ordine della natura, perché gli Angeli sono naturalmente creature più elevate. Un Angelo è puro spirito, e quindi è qualcosa di più di una creatura umana. Ma Maria è la prima creatura nell’ordine della grazia. Ha ricevuto un numero di grazie incomparabilmente maggiore degli Angeli e le grazie ricevute dagli Angeli sono  subordinate alle grazie ricevute dalla Madonna, che è la prima di tutte le donne. Il primo di tutti gli uomini è Nostro Signore Gesù Cristo, la prima di tutte le donne è Nostra Signora. Questo basterebbe da solo a conferirLe di diritto il titolo di Regina. Perché la regalità è una situazione “de jure” da cui scaturisce una situazione “de facto”. Chi è primo ha diritto di regnare e di essere servito, specialmente quando il suo regno è legato a un regno eterno. Nostra Signora è la prima fra le creature perché è la Madre di Dio. Nessuna creatura ha avuto o potrà avere un’unione con la Santissima Trinità profonda come la Sua; inoltre, è Regina perché Dio ha posto il governo di tutte le cose nelle Sue mani. Dio ha scelto di non compiere alcunché di soprannaturale sulla Terra senza passare dalla Madonna. Tutte le preghiere, che salgono dalla Terra verso il Cielo, passano attraverso la Madonna e tutte le grazie, che scendono dal Cielo sulla Terra, fanno lo stesso. Se tutto il Cielo chiedesse qualche cosa a Dio prescindendo dalla Madonna, non lo otterrebbe, ma se la Madonna, da sola fra i cittadini del Cielo chiedesse una grazia, la otterrebbe. A Mario la Vergine si presenta come la Madre della Speranza non solo Regina, richiamandoci la Sua maternità spirituale-universale. Il titolo più alto attribuito a Maria è quello di Madre di Dio: essere Madre del Figlio di Dio che è Dio è una imparagonabile dignità, che suscita sempre la nostra ammirazione e ci fa capire l’audacia della nostra fede. C’è pure un’altra meraviglia nella persona di Maria. Lei che è Madre di Dio è divenuta la nostra Madre spirituale, madre di ognuno di noi nell’ordine della grazia. È la maternità che è stata stabilita e dichiarata da Cristo poco prima della Sua morte sulla croce. L’evangelista Giovanni ci ha riportato la parola che ha affidato a Maria questa maternità, più precisamente in relazione con il discepolo prediletto: “Donna, ecco Tuo figlio”(Giovanni 19:26). Al discepolo viene detto: “Ecco tua madre”. C’è un effetto immediato: “Da quell’ora il discepolo La prese con sé” (19:27). Spesso, nel passato, le parole pronunziate da Gesù sono state interpretate nel senso della volontà di affidare Maria al discepolo per procurarLe un aiuto e una casa. Gesù avrebbe voluto provvedere al futuro della Propria Madre, ma non è questa l’intenzione che si manifesta nel testo. La prima preoccupazione di Gesù non è di affidare Maria al discepolo prediletto, ma di affidare il discepolo prediletto a Maria: il discepolo viene affidato alla maternità spirituale di Maria, che riceve la missione di prendere cura di lui come di un figlio; inoltre il problema della sussistenza di Maria e del Suo alloggio aveva già ricevuto una soluzione quando Gesù aveva lasciato Nazareth per impegnarsi nella Sua missione pubblica e la Sua attività di predicazione. Egli aveva dovuto provvedere alle condizioni di vita della Propria Madre. La presenza della cognata di Maria, la moglie di Cleofa, presso la Croce di Gesù, sembra anche indicare che Maria, se ne avesse avuto bisogno, avrebbe trovato qualche aiuto nella famiglia. In realtà, al momento che Gesù soffre sulla Croce per la salvezza dell’umanità, non  sono delle preoccupazioni familiari che formano l’orizzonte del Suo pensiero e mobilitano le Sue forze. Egli ha rinunciato alla famiglia per dedicarsi all’edificazione del regno di Dio, vuole assicurare lo sviluppo di questo regno. È consapevole che i discepoli sono esposti a molti pericoli; per preservarli nelle loro debolezze li affida alla sollecitudine di una Madre, la migliore di tutte le madri. Quella che è stata scelta come la cooperatrice per eccellenza dell’opera di salvezza potrà aiutare i discepoli a rimanere fedeli e a svolgere la loro missione. La scelta del discepolo prediletto per l’istituzione di questo rapporto filiale con Maria ha un valore simbolico. Significa che ogni discepolo, in quanto viene specialmente amato da Cristo, riceve Maria come Madre. Il dono di Maria come Madre dei discepoli è l’ultimo dono fatto da Gesù prima della morte. Nel sacrificio, il Salvatore aveva dato tutto per la salvezza di tutti gli uomini. Rimaneva la Madre, presso di Lui, come un supremo tesoro. Anche questo tesoro lo dà all’umanità. Maria è il più prezioso regalo che possa essere consegnato all’umanità. Dopo le parole rivolte a Maria e al discepolo prediletto, l’Evangelista sottolinea che il dono della croce è completo: Gesù sapeva “che ormai tutto era compiuto” (19:28). Tutta la missione affidata dal Padre al Figlio era stata compiuta e l’amore che voleva rivelarsi nel dramma della redenzione si era pienamente manifestato nel dono di Maria come Madre.

Maternità singolare e universale: Il dono di Maria da parte di Gesù è completo: Egli non riconosce soltanto Sua Madre con le Sue qualità materne. Egli La chiama “donna” e l’istituisce Madre con una nuova maternità, che avrà grande importanza nel futuro, per la vita della Chiesa. Come era formulata, questa nuova maternità aveva una portata singolare, perché relativa a un solo discepolo ma, attraverso questo discepolo, doveva comportare una relazione con ogni discepolo e assumere così un valore universale. Nella sua prima destinazione, la nuova maternità aveva una forma singolare, in virtù di una intenzione particolare di Gesù. Da una parte il Salvatore crocifisso s’immolava per tutti gli uomini e desiderava comunicare a tutti il beneficio della salvezza, perciò voleva estendere a tutta l’umanità il dono della Sua Madre, ma dall’altra parte, Egli voleva che questo dono raggiungesse ogni discepolo nella sua singolarità. Se avesse proclamato in modo generale questa maternità, molti avrebbero potuto sottostimare il valore di un affetto materno offerto a tutti. La forma troppo globale della maternità avrebbe nuociuto alla qualità del dono. Gesù voleva per ogni discepolo una madre che spiritualmente sarebbe stata presente alla sua vita come se fosse stato il suo solo figlio, una madre che si sarebbe interessata a tutti i particolari della sua esistenza e sarebbe stata pronta a rispondere ai suoi bisogni e ai suoi desideri. Egli aveva apprezzato, durante la Sua infanzia e la Sua crescita a Nazaret, la presenza di Sua Madre, con una bontà molto comprensiva e piena di sollecitudine. Desiderava per tutti i credenti una presenza materna che fosse un aiuto per la crescita nella fede e nell’amore. In questo senso la maternità di Maria conserva sempre il suo valore singolare. Ma assume un valore universale perché si estende a tutti i cristiani e anche a tutti gli uomini: tutti sono chiamati a condividere la figliolanza divina di Cristo e a diventare figli di Maria. In questa prospettiva generale Maria viene venerata come Madre della Chiesa e Madre di tutta l’umanità. Madre della Chiesa: Maria non ha soltanto ricevuto una missione materna in favore di ogni cristiano. E’ stata dotata di una responsabilità materna nello sviluppo di tutte le manifestazioni della grazia e nella moltiplicazione di tutti i doni e carismi che contribuiscono alla vitalità della Chiesa. Come Madre molto desiderosa di favorire la buona intesa fra i Suoi figli, esercita una azione costante per far trionfare l’unità della Chiesa su tutti i tentativi di divisione fra cristiani. Fra i compiti dell’attività materna di Maria ci sono gli  sforzi per far progredire l’Ecumenismo. L’avvicinamento reciproco delle diverse confessioni cristiane deve superare molti ostacoli: invisibilmente Maria è sempre presente per facilitare i buoni rapporti e gli accordi, anche quando sorgono le controversie a proposito della dottrina mariana o del culto mariano. Con una delicatezza materna Maria assicura la prevalenza dell’armonia e stimola tutti gli sforzi di riconciliazione. Maria non può dimenticare che è stata proclamata Madre dei Discepoli in un momento in cui l’odio si scatenava per vincere Cristo. Era l’odio che si esprimeva nei numerosi insulti che volevano colpire Colui che rispondeva soltanto con un silenzio pieno di perdono. L’istituzione della  uova maternità di Maria faceva parte della risposta. Maria è consapevole che la Sua maternità è destinata a favorire il perdono mutuo e tutto ciò che, nelle relazioni fra gli uomini, contribuisce a sviluppare l’amore mutuo. Quella che non ha mai permesso al Suo cuore la minima deviazione verso l’egoismo, l’orgoglio o la vendetta, impegna tutto il Suo affetto materno per aiutare i Suoi figli a vivere in un clima di autentico amore.

Maternità in missione: La nuova maternità è stata affidata da Cristo a Maria come una missione. Maternità singolare, era destinata a rendere più profondo l’influsso della nuova vita del Salvatore. Maternità universale, era destinata ad estendere più ampiamente l’universalismo della comunità cristiana. Per questa missione, Maria ha ricevuto una grazia speciale nel giorno di Pentecoste. Sappiamo che, prima della Pentecoste, si era unita alla preghiera della prima comunità. Negli Atti degli Apostoli viene detto che dopo l’Ascensione “tutti gli apostoli, con alcune donne, formavano un solo cuore e una sola anima” per impegnarsi in una preghiera perseverante. Fra queste donne una sola viene nominata: Maria (Atti 1:14). La Madre di Gesù appare come un modello di preghiera assidua. Più precisamente, la Madre di Gesù si univa alla preghiera della comunità in vista della venuta prossima dello Spirito Santo, annunziata da Gesù ai Suoi discepoli. Qui potremmo essere stupiti che Maria abbia bisogno di prepararsi con la preghiera alla venuta dello Spirito Santo; infatti lo Spirito era già venuto sopra di Lei per compiere la suprema meraviglia dell’opera di salvezza, il concepimento miracoloso del bambino Gesù. Sembrava che Maria non poteva più ricevere niente altro come dono dello Spirito. Ella pure sapeva che aveva bisogno di un nuovo dono dello Spirito Santo per esercitare la maternità spirituale che Le era stata affidata. Per diventare madre di Cristo aveva ricevuto un dono eccezionale del Santo Spirito; adesso, per compiere la missione di madre dei discepoli di Gesù, aspettava un altro dono, anche eccezionale. Pregava dunque per ottenere questo dono; pregava nello stesso tempo per la venuta dello Spirito Santo in tutta la Chiesa, per ottenere in sovrabbondanza una moltitudine di doni spirituali. L’evento della Pentecoste ha pienamente risposto alla preghiera di Maria e alle suppliche di una comunità profondamente unita. Come gli altri presenti, Maria fu riempita con il soffio violento dello Spirito e ricevette una lingua di fuoco per far conoscere le meraviglie di Dio, queste meraviglie delle quali Ella era una testimone privilegiata. Coloro che potevano accogliere la testimonianza di Maria potevano anche capire, ognuno nella sua lingua, le parole che uscivano dalla Sua bocca: lo Spirito Santo compiva le stesse meraviglie in Maria e negli Apostoli. Dopo la Pentecoste, lo Spirito continuò ad operare negli Apostoli. Operava più particolarmente in Maria, che era stata la Sua cooperatrice per eccellenza dal momento dell’Annunciazione. Comunicava con abbondanza a Maria tutti i doni spirituali utili per il compimento della Sua missione. Faceva portare molti frutti alla Sua maternità, dando una efficacia superiore alle Sue parole, ai Suoi servizi, alla Sua testimonianza.

“AmateLa come L’ho amata”: Gesù non si limita a rivolgersi a Maria per costituirLa madre del discepolo prediletto. Si rivolge anche al discepolo dicendo: “Ecco tua madre”, per far capire la necessità di un atteggiamento filiale da parte di coloro che ricevono una nuova madre. Questo atteggiamento è semplicemente la conseguenza della proclamazione della maternità di Maria. La proclamazione avrebbe potuto essere sufficiente, ma Gesù, espressamente, ha voluto attirare l’attenzione sulla risposta filiale che sarà la caratteristica del culto mariano. Le Sue parole rivolte a Giovanni hanno avuto un effetto immediato, un effetto che, in qualche modo, ci sorprende, ma che mostra che l’invito a trattare Maria come madre doveva essere fatto: “Da quell’ora il discepolo La prese con sé”(Giovanni 19:27). Con questo comportamento il discepolo manifesta le qualità intuitive che altri episodi evangelici hanno posto in luce. Egli ha capito l’ardente desiderio di Gesù nel corso della vita pubblica, si era abituato a discernere, nei legami di amicizia che l’univano al Maestro, i segni delle sue aspirazioni e della sua volontà. Così coglie l’intenzione di Gesù che la Sua Madre, data all’umanità, sia accolta volentieri, con affetto. In questa accoglienza possiamo scoprire la prima manifestazione del culto rivolto a Maria. Dall’inizio, già prima della nascita della Chiesa, che si è prodotta alla Pentecoste, questo culto è stato suscitato da Gesù stesso. Il Maestro avrebbe potuto lasciare all’affetto spontaneo dei cuori cristiani i primi movimenti di sviluppo del culto mariano, ma Egli voleva dare a questo culto un valore superiore con la garanzia della Sua autorità divina, che escludeva ogni dubbio o esitazione; inoltre, pronunziando le parole: “Ecco tua madre” nelle sofferenze della Croce dava a queste parole la forza dell’ultima volontà di un morente e il valore di un invito che doveva essere ricevuto come particolarmente sacro. La venerazione dovuta a Maria ha dunque risposto a una volontà di Cristo, al punto che questa venerazione è sempre legata al culto reso al Salvatore. Se Gesù non avesse espresso chiaramente questa volontà, qualche dubbio avrebbe potuto essere emesso sull’importanza del culto mariano, per il fatto che nel corso della vita pubblica Maria era rimasta assente, vivendo a Nazareth per volontà di Suo Figlio, ma, al momento della Croce, Maria era presente, intimamente unita al Figlio e questi sottolineava il valore della prossimità della Madre Sua, istituendoLa Madre dei discepoli, Madre della Chiesa. Questa volontà di Cristo era prima di tutto rivolta verso Maria, come lo mostrano le parole: “Donna, ecco Tuo figlio”. Gesù non esitava a chiedere a Maria il compimento del Suo sacrificio materno: la Madre doveva accettare di perdere il proprio Figlio per ricevere un altro figlio. ChiamandoLa“donna”, Egli La faceva rinunziare al legame di tenero affetto che L’univa a Lui per aprirsi a un’altra maternità. Il vocabolo “donna” poteva sembrare freddo nelle relazioni di un figlio con sua madre, ma era il vocabolo usato da Gesù nelle nozze di Cana, quando ha accolto il desiderio di miracolo che animava l’intervento di Maria. Egli voleva attirare l’attenzione sulla distanza che, dall’inizio della Sua partenza da Nazareth per la vita pubblica, Lo separava da Sua Madre.
Come donna impegnata nell’opera di salvezza, Maria poteva ottenere il miracolo. È anche come donna impegnata nell’opera di salvezza che Maria riceve una nuova missione, quella di Madre Spirituale dei Discepoli. Dicendo al discepolo prediletto: “Ecco tua madre”, il Maestro Crocifisso invita ogni discepolo ad accogliere Maria nella Sua vita con un cuore filiale, non come se fosse la Sua Madre, ma perché è realmente la Sua Madre, promossa a questa maternità spirituale dal Salvatore stesso. Nell’ultima cena Gesù aveva lasciato agli apostoli il Suo comandamento per eccellenza: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi. Da questo tutti sapranno che siete Miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”(Giovanni 13,:34-35; cf. 15:12). Un precetto analogo risulta dalle parole:“Ecco tua madre”. “Amate Mia madre come Io L’ho amata, perché è la Madre di ognuno di voi”. Amare Maria come Cristo L’ha amata significa anzitutto scoprire il vero volto di Maria, come è stato contemplato da Colui che con il Suo sguardo penetrava nel fondo delle anime. Molti sono tentati di limitarsi a una conoscenza superficiale di Maria. È vero che i Vangeli ci hanno riferito su Maria degli episodi che hanno un profondo significato e meritano una riflessione molto attenta, ma spesso la nostra lettura del testo evangelico è troppo veloce e ritiene soltanto ciò che appare evidente, senza che abbiamo il tempo di rileggere il testo per cogliere la ricchezza di pensiero nascosta dallo Spirito Santo nelle informazioni degli Evangelisti, infatti è lo Spirito che deve essere implorato per svelarci i meravigliosi segreti della vita intima di Maria e della Sua cooperazione all’opera che ha salvato l’umanità. Egli può farci conoscere pienamente il volto di Maria come volto materno nel quale si è manifestata l’immensità dell’Amore Divino. Lo sviluppo del culto mariano e della dottrina mariana evidenziano lo sforzo di tutta la Chiesa per scoprire meglio la Madre di Gesù che è nostra Madre. ScoprendoLa, è possibile amarLa più sinceramente e trovare nella Sua presenza e nel Suo volto una fonte di gioia. Amare Maria è stato l’ultimo invito rivolto da Cristo morente all’umanità. E’ un invito a degli sforzi sempre nuovi per conoscere e apprezzare quella che è la Madre di Dio e la Madre dell’umanità redenta. Gli sforzi sono senza limite, perché amare Maria come Cristo stesso L’ha amata significa impegnarsi in un amore senza nessuna frontiera.

VERGINE DELLA RICONCILIAZIONE: E’ l’appellativo che primeggia tra tutti e tre, il quale la Vergine si attribuisce in molte Apparizioni al Suo giovane confidente. La riconciliazione è il tema portante dei messaggi e svela il senso della venuta di Maria Santissima nell’Angolo Santo di Contrada Santa Teresa-Brindisi: la Madre Riconciliatrice dei peccatori. Perché Vergine della Riconciliazione? La Madonna richiama chiaramente e direttamente la Sua verginità perpetua, poiché Ella è stata tenuta intatta “prima, durante e dopo il parto.” Al giorno d’oggi, la verginità non è di moda, è disprezzata nelle nostre società e c’è, persino, chi arrivi a contestare la verginità della Vergine Maria. Prima di Maria, presso gli Ebrei, anche se la sterilità della  donna era considerata vergognosa, molti elementi preparavano la verginità cristiana: la grande importanza, per esempio, attribuita alla verginità della fidanzata; essa appare, anche, nel contesto delle Promesse dell’Alleanza, ma, con Maria, la verginità assume la sua vera dimensione. Maria è la sola donna del Nuovo Testamento, alla quale è dato il titolo di Vergine (Lc 1:27; Mt 1:23). Conviene esaminare, poi, due fatti che sono corollari, ma che possono apparire indipendenti: il concepimento verginale (Lc 1:35) e la verginità perpetua di Maria (Lc 1:34). Come fondamento di tutto il cristianesimo.
A questo proposito, occorre distinguere l’Immacolata Concezione dal concepimento verginale. La prima si riferisce al fatto che Maria è stata concepita senza peccato e, la seconda, consiste nel fatto che Maria ha concepito Gesù dallo Spirito Santo, conservando la Sua verginità. Sul piano filosofico, un ateo o un agnostico può affermare, logicamente, che un concepimento verginale è impossibile, ma sono di tutt’altro avviso coloro che credono nella esistenza di Dio. In effetti, se si ammette l’esistenza di un Dio creatore, in nome di quale principio si avrebbe il diritto di rifiutarGli la possibilità di far concepire una vergine? Se, d’altra parte, la storia del concepimento verginale non fosse che un mito o una leggenda, non dovremmo dire la stessa cosa dell’Incarnazione, della Redenzione del mondo attraverso la Passione e la morte del Cristo, della Resurrezione e della Parosia? Restiamo impressionati dal fatto che coloro che, nell’epoca post biblica negavano il concepimento verginale, negavano, al tempo stesso, la divinità di Gesù. Così è tutto il Cristianesimo, che è minato alla base. La Madre Divina si presenta come la Vergine della Riconciliazione ed ha scelto questo appellativo, per ricordarci la riconciliazione operata da Cristo. Il termine neotestamentario di riconciliazione è senza dubbio il più capace di integrare tutte le prospettive della mediazione salvifica di Cristo, poiché la nostra filiazione adottiva prende questa figura a causa del peccato. E allora si associa a quello di Alleanza esprime, infatti, nel modo migliore la reciprocità di ciò che intercorre tra Dio e l’uomo. Il Nuovo Testamento sottolinea fortemente che Dio è il soggetto attivo della riconciliazione e l’uomo è il suo soggetto passivo: “Noi siamo stati riconciliati con Lui per mezzo della morte del Figlio Suo” (Rm 5:10), “abbiamo ricevuto la riconciliazione” (5:11); “è stato Dio infatti a riconciliare a Sé il mondo in Cristo” (Cor 5:19). Tutto dipende quindi dall’iniziativa dì Dio che fa di questa riconciliazione l’oggetto di un annuncio e di un mistero, ma questa iniziativa di Dio suscita una reciprocità: bisogna che l’uomo “si lasci riconciliare con Dio” (2 Cor 5:20), e che accolga il dono di Dio. Cristo ha compiuto in nome del Padre parte della riconciliazione; si è addossato anche, in nome nostro, la seconda parte offrendo la Sua vita d’uomo al Padre Suo e per i Suoi fratelli. Nel Suo linguaggio, di cui aveva il segreto, Ireneo l’aveva detto perfettamente: “Bisognava infatti che il mediatore di Dio e degli uomini, per la Sua parentela con ciascuna delle due parti, le riportasse l’una e l’altra all’amicizia e alla concordia, in modo che nello stesso tempo Dio accogliesse l’uomo e l’uomo si offrisse a Dio”.Nella Sua Apparizione a Brindisi la Vergine esorta i Suoi cari figli a riscoprire la riconciliazione, come dono sublime per ritornare pienamente alla vera adorazione del Dio Vivente e operante in mezzo a noi. Ella ci indica il pentimento come il primo passo per riconciliarci con Dio Amore.
Riconciliazione: dono per le famiglie divise, per le nazioni in guerra, per tutte le persone in disarmonia! Riconciliazione è un concetto centrale nella teologia di San Paolo. Nella Seconda Lettera ai Corinzi, Paolo afferma che Dio «ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione» (2Cor 5:18). Paolo parte dalla premessa che gli uomini si sono alienati da se stessi e in tal modo hanno perduto anche il contatto con Dio. In Gesù Cristo, Dio ha preso l’iniziativa e nella Sua morte in Croce ha colmato l’abisso che separava gli uomini da Dio e da se stessi. In Gesù, Dio si è avvicinato agli uomini ed è giunto fino all’ultima solitudine e abbandono. Là, sulla Croce, ha tolto via la più profonda alienazione dell’uomo con se stesso e con Dio. La riconciliazione è dunque un agire di Dio su di noi, ma tocca a noi rispondere a questa azione di Dio, dicendo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5:20). Il significato originario della parola riconciliazione intende far capire che Cristo, mediante la Sua morte in Croce, ha ricondotto gli uomini all’amicizia con Dio, dal quale si erano allontanati. Molti esseri umani non hanno una relazione né con Dio, né con se stessi. Il Messaggio fondamentale della Bibbia è che Dio ha riconciliato gli uomini con Sé. Dio non ha bisogno di essere riconciliato, perché Egli è per essenza Amore e Misericordia. È l’uomo invece, diventato colpevole, che si è separato interiormente da Dio. La colpa significa sempre una spaccatura. Se mi addosso una colpa, ho sempre l’impressione di non poter più comparire innanzi agli occhi degli altri e di dovermi nascondere – come Adamo ed Eva – davanti a Dio. Il Messaggio dell’Amore Misericordioso di Dio, che colma questa spaccatura interiore, mi permette di presentare a Dio tutto quello che c’è dentro di me. La Croce di Gesù non produce il perdono. Dio non perdona perché Gesù è morto in croce, ma perché Egli è Dio. Tuttavia la Croce è per noi la più efficace comunicazione del perdono. Quando vedo che Gesù in Croce perdona ai Suoi uccisori, posso confidare che in me non c’è nulla che non possa essere perdonato. Così la Croce rafforza la mia fiducia nell’Amore perdonante di Dio. Se medito la Croce, so questo: sono accolto da Dio incondizionatamente, anche la mia colpa non mi separa da Lui. Ma la riconciliazione con Dio implica ancora un ulteriore aspetto. Quando faccio l’esperienza di Dio, sperimento anche la riconciliazione non solo con Lui, ma anche con tutto ciò che esiste. La vera esperienza di Dio è sempre anche esperienza di riconciliazione. Se sono una cosa sola con Dio, sono una sola cosa anche con tutto quello che è dentro di me, con gli altri, con la mia vita, con Dio: sperimento una profonda pace interiore. La Madonna ci fa comprendere come la riconciliazione è un percorso importante per giungere alla guarigione. Guarire non significa che Dio ci toglie e fa sparire le nostre piaghe, bensì che noi apriamo le nostre piaghe per Dio e in Lui diventiamo sani e integri. Le piaghe fanno parte della nostra identità. Al contrario aprono in noi una breccia che ci fa scoprire il nostro vero Sé, l’immagine originaria e autentica di Dio in noi. Chi si riconcilia con se stesso, con gli uomini e con Dio, sente di essere una persona nuova. Paolo lo ha formulato così: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove»(2Cor 5:17). Per Paolo riconciliazione è un altro concetto (un sinonimo) per esprimere la redenzione. Sulla Croce Dio ha riconciliato a sé gli uomini con tutte le loro contraddizioni. L’uomo lacerato diventa in tal modo risanato e integro: si sente un essere nuovo. Le cose vecchie sono veramente passate. In Cristo l’uomo ha trovato la sua nuova identità, un’identità in cui egli non ha più bisogno di escludere niente, né da se stesso, né davanti a Dio. Ha la capacità di vedere con occhi nuovi se stesso e anche il mondo attorno a sé. Da lui la riconciliazione si espande in tutto l’ambiente in cui vive. In tal modo, per suo mezzo, anche il mondo che lo circonda viene ricreato. Nella riconciliazione muore l’uomo vecchio che giudica se stesso. Siamo così liberi di camminare nella novità della vita divina (cd. M 6:4), così come la Santa Vergine desidera dai Suoi figli.

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